IL MONDO DI DIEGOFOTO

 


Venuta a cadere la discriminante del mezzo strumentale con il quale veniva a costituirsi un'opera, l'arte contemporanea ha quindi saputo accogliere ogni procedimento espressivo legato ad un progetto originale e la fotografia ha offerto straordinarie possibilità che hanno concesso di esplorare in maniera diversa contenuti e concetti già presenti nelle

tecniche tradizionali.

Così Diego Zudich aggiunge un capitolo nuovo alla ricerca sull'espressione del movimento, già cara al Futurismo e poi ampiamente ripresa nei movimenti dell'arte cinetica degli anni '60. Nei suoi lavori spesso si incontra un centro focale, più nitido e fermo, un perno attorno al quale si sviluppa la distruzione del rappresentato e con esso del colore che gli appartiene. Avviene che la "tavolozza" esploda, in una fusione dinamica di masse cromatiche, dove tutto è mosso e privato in questo modo di stabilità che è anche certezza.

Il mondo, nella lettura per immagini di Zudich, è come fosse visto da un'auto in corsa, perchè è propria della nostra epoca una costante accelerazione che distorce la capacità riflessiva sul reale, affidando all'impressione passeggera l'interpolazione dell'esistente.

Non è dunque in Zudich più lo spazio a trasformarsi, ma il tempo stesso, in una sorta di vertigine dove il colore distorto dal moto ha drammaticamente il compito di dichiarare che non si tratta di una allucinazione onirica, come potrebbe accadere nella bellezza algida ed estraniante del bianco e nero, ma di un rapporto sul nostro vivere alienato di ogni giorno.

 

Fabio Favretto, critico d'arte

 

 

 

Dopo quest’estate caldissima, dove tutti o quasi hanno potuto usufruire delle proprie vacanze in luoghi più svariati, per svagarsi, per curiosare oppure per fotografare in posti interessanti, come per esempio i nostri due protagonisti d’oggi che presentano le loro opere ai Soci ed Amici, lavori fotografici di grande interesse, che sono il risultato di un lungo lavoro estivo e parte del materiale dell’ultimo periodo.


Esperienze acquisite nei loro brevi spazi vacanzieri osservando il movimento di personaggi accostandoli all’ambiente urbano della città. Questa loro mostra è una speciale ricerca emotiva, intitolata appunto “Colori di Strada”, dove possiamo vedere ciclisti, città, automobili, maschere, murales, colori, soggetti assunti, con una tecnica particolare, da effetto, sentimenti semplici, ma carichi di un’espressione liberatoria-personale, immagini di grande suggestione colte dai loro obiettivi sempre in movimento che portano il messaggio con abilità attraverso le loro opere, cariche di un’ampia variabilità espressiva.


Un affascinante percorso artistico, ricco di estro e di immediatezza, sempre alla ricerca di nuove scoperte del linguaggio fotografico, di un rinnovamento nelle tecniche di assunzione e di sviluppo, necessarie a far raggiungere un moderno invito di compiacimento all’osservatore, insomma un’indagine fotografica fatta con il cuore indubbiamente appagata, dopo l’incalzante lavoro dei due fotografi.

 

Lodovico Zabotto, pittore

 

 
 
 
 

 

 

 

 

 

17-Giu-2009